Il mondo delle Cure Palliative è un universo complesso, composto da sensibilità diverse, ma guidato da valori fondativi che fungono da bussola, specialmente quando le sfide etiche si fanno più profonde. È proprio in nome di questi valori che l’associazione “Sul Sentiero di Cicely” desidera fare chiarezza su un tema attuale e delicato.
La posizione rispetto alla recente circolare della Regione Piemonte
Esprimiamo la nostra adesione alla posizione assunta dal Consiglio Nazionale della Società Italiana di Cure Palliative (SICP) in merito alla recente circolare della Regione Piemonte che prevede l’inserimento di un medico specialista in Cure Palliative all’interno dell’équipe incaricata di gestire le procedure di suicidio assistito (SA). Sebbene la partecipazione sia attualmente su base volontaria, il coinvolgimento del Servizio Sanitario Nazionale in questa direzione desta preoccupazione: il rischio è che si arrivi a considerare gli hospice come luoghi deputati all’interruzione volontaria della vita, snaturandone la funzione originale.
Il valore del tempo e il patto di cura
È fondamentale ribadire un concetto essenziale: le Cure Palliative e il Suicidio Medicalmente Assistito sono percorsi profondamente diversi. Il “patto di cura” che si instaura tra l’équipe medica, il paziente e la famiglia — sia a domicilio che in hospice — si fonda sull’accompagnamento in un tempo di vita che la fondatrice Cicely Saunders definiva “fatto di profondità più che di durata”. In questo contesto, anche un’ora può rappresentare il momento decisivo di un’intera esistenza.
Questo patto verrebbe inevitabilmente infranto se la stessa équipe dedicata a valorizzare ogni istante di vita residua fosse la medesima chiamata ad anticipare la morte.
Una distinzione non solo etica, ma tecnica
Oltre alla questione valoriale, esiste un importante aspetto tecnico da chiarire. L’idea che un medico palliativista sia più idoneo di altri specialisti a gestire la procedura di SA è un equivoco diffuso.
• Obiettivi differenti: le Cure Palliative mirano al sollievo dai sintomi e al supporto globale.
• Procedure diverse: i farmaci, i tempi e le modalità operative non coincidono.
• La Sedazione Palliativa: è bene sottolineare che la Sedazione Palliativa (un atto medico volto a ridurre la coscienza per alleviare sofferenze refrattarie) non ha nulla a che vedere, né tecnicamente né nelle finalità, con il Suicidio Assistito.
Riteniamo doveroso continuare a informare correttamente su queste differenze, affinché il diritto a ricevere Cure Palliative di qualità preservi la sua missione di tutela della dignità della vita fino all’ultimo istante.
La nostra missione: restare fedeli alle origini
L’impegno del “Sentiero di Cicely” nasce proprio dalla volontà di mantenere le Cure Palliative coerenti con l’ispirazione originaria della loro fondatrice. In un momento storico di grandi trasformazioni legislative e sociali, sentiamo il dovere di tutelare un principio che resta il cuore pulsante del nostro operato.
È in questa cura — fatta di ascolto, controllo dei sintomi, supporto psicologico e vicinanza umana — che risiede il valore inalienabile del nostro servizio. Il nostro scopo è garantire che le Cure Palliative restino uno spazio dedicato esclusivamente alla vita, alla sua dignità e alla cura della persona, fino all’ultimo istante.
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Vi invitiamo a segnalarci argomenti, materiali e/o testimonianze che reputiate interessanti e degni di approfondimento, sarà poi la redazione, in linea con il piano editoriale impostato a decidere se e come pubblicare il materiale suggerito …sempre sul sentiero di Cicely.
Grazie