Cure palliative (CP) e suicidio medicalmente assistito (SMA): la posizione della SICP
A cura di: Dr. Marcello Ricciuti e Dr. Giovanni Zaninetta

A chiarificazione del recente Position Paper di SICP, il Punto di vista di due membri del Comitato che lo ha approvato.

“È stato recentemente pubblicato il Position Paper della SICP (Società Italiana di Cure Palliative) sul rapporto tra Cure Palliative (CP) e Suicidio Medicalmente Assistito (SMA).

L’aspetto più rilevante di questo documento si trova nelle conclusioni: CP e SMA rispondono a richieste diverse e a bisogni diversi e le loro strade non possono incrociarsi nella fase esecutiva. Il SMA, dunque, non è parte del percorso di presa in carico e di cura che caratterizza le CP. Questa conclusione rappresenta uno sguardo piuttosto originale, dal momento che, in alcuni dei pochi paesi che hanno normato il SMA o l’eutanasia (ad esempio il Belgio o il Canada), i due percorsi si confondono, quando non addirittura si intrecciano.

All’interno del Comitato per le questioni etiche della SICP (COMETE), che ha discusso ed elaborato il documento sono emerse diverse posizioni, alcune delle quali quanto meno aperte allo SMA: il fil rouge del documento, individuato attraverso numerose riunioni del COMETE, è stato proprio il confronto tra la posizione di chi ritiene che il SMA possa non solo avere una giustificazione etica, ma che possa anche rappresentare l’ultimo atto di assistenza delle CP, in continuità con l’assistenza fino ad allora offerta, e la posizione di altri che invece affermano con decisione la profonda differenza tra il percorso di cura proprio delle CP e l’atto di favorire (con il SMA) o di determinare (come sarebbe con l’eutanasia) deliberatamente la morte del paziente.

Questa posizione, fortemente contraria allo SMA, ha la sua radice profonda nell’intuizione originaria, propria di Cicely Saunders, del senso delle CP, un senso riassunto nella frase, che poi è diventato il titolo di una sua raccolta di interventi, “Vegliate con me”. Vegliare con competenza e compassione sulle persone che si affidano alle equipe di CP, dalle fasi più precoci a quelle finali, senza pensare di interrompere il “viaggio” nel quale ancora tante cose possono accadere, offrendo una cura attenta al “dolore totale” che accompagna la loro esperienza.

Un altro aspetto su cui si sofferma il documento è quello della partecipazione dei Palliativisti alle valutazioni (nei Comitati etici o nelle Commissioni) delle richieste di SMA. Tale valutazione multidisciplinare, deve avvalersi, secondo la SICP, della presenza del Palliativista, sia perché oggettivamente la figura più esperta nel rilevamento dei bisogni globali del paziente, sia per la capacità di verifica della concreta attivazione non solo di generiche e non meglio definite CP , ma di CP di qualità. Si è discusso se la partecipazione alla valutazione delle richieste di SMA, nei modi che potranno essere previsti da un’eventuale legge per accedere al SMA, possa presentare problemi di coscienza nel Palliativista che è contrario alla pratica del SMA. In attesa di quanto potrà essere normato da una legge, il problema potrebbe essere superato dall’attribuzione di un significato valutativo delle condizioni in cui si trova il paziente e della qualità delle CP ricevute, piuttosto che autorizzativo del SMA.

Altro elemento di discussione e di diversità di opinioni, è stato il passaggio relativo agli auspici che le procedure di SMA siano normate e riconosciute dalla legge.
La presenza di varie regolamentazioni regionali, basate sulle sentenze della Corte Costituzionale, a partire da quella del 2019, e il coinvolgimento dei Palliativisti da parte delle Istituzioni regionali, secondo una maggioranza del COMETE richiede una regolamentazione nazionale del SMA che passi o meno attraverso una legge specifica. Altri membri del comitato, invece, non ritengono affatto che ci sia questa consequenzialità, e che, soprattutto, un riconoscimento legislativo dello SMA rappresenterebbe un vulnus non solo per le CP, ma per la Medicina in generale e per il SSN, creato come luogo e tempo di cura e non certamente di collaborazione ad una procurata morte.

I primi commenti dei lettori del Paper sottolineano quanto affermato in premessa, cioè che l’aspetto più rilevante del documento sia la distinzione chiara tra quanto offerto dalle CP e quanto dal SMA. Due strade che nella pratica clinica non si incrociano, come del resto auspicato proprio da Cicely Saunders: “Penso che quando si comincia a parlare di modalità per abbreviare deliberatamente la vita si entra in un terreno veramente pericoloso….e il vero pericolo non è solo che aumenterebbe la paura se si decidesse di introdurre una legge in proposito, ma soprattutto toglierebbe la terra sotto i piedi a un gran numero di persone vulnerabili, che molto facilmente penserebbero: ho il diritto di abbreviare la mia vita, e dunque ho il dovere di farlo, perché sono di peso per altri, e la mia vita come parte della società è ormai priva di valore. … Sono davvero convinta che dovremmo dire alle persone che hanno un valore finché ci sono e che avranno un valore fino all’ultimo istante della loro vita”.

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