“Mi presento”… la parola al Dottor Luigi Montanari

Una persona squisita, schietta e autentica, un medico aperto all’innovazione, ma saldamente radicato nei valori fondanti e storici delle Cure Palliative: il dottor Luigi Montanari, oncologo, direttore della Rete di Cure palliative di Ravenna e Hospice di Lugo e Faenza, socio fondatore del Sentiero, si racconta in un’intervista che fa risuonare parole importanti, come “ascolto”, “sguardo”, “consapevolezza”, “formazione”, “spiritualità” … E come ben sappiamo, le parole aprono mondi.

Con i Soci fondatori del Sentiero di Cicely ci conosciamo da una vita: con molti di loro, amici veri, ci frequentiamo dagli inizi degli anni ’90 e, in particolare, riconosco di essere stato “attratto” da questa proposta e di avervi aderito volentieri.
Io, a dire il vero, volevo fare il chirurgo, ma poi le circostanze della vita mi hanno portato all’oncologia: il chirurgo ha cinque minuti per parlare con il paziente e, per il resto, agisce mentre lui dorme… Ma quei cinque minuti sono fondamentali. Lavorare in Oncologia, e poi nelle Cure palliative, mi ha reso veramente consapevole che quel tempo di ascolto, che sia un’ora o pochi minuti, nella relazione di cura col malato è indispensabile: negli anni ho imparato, alla scuola di Cicely e nella condivisione con i miei amici, che senza ascolto e senza sguardo non posso comprendere appieno il suo problema e il suo bisogno, che coinvolge anche i suoi amici e la sua famiglia. Noi parliamo di “approccio globale” e a volte abbiamo la pretesa di avere tutti gli strumenti per attuarlo, ma in realtà è una complessità: tempo e presenza sono, secondo me, la sintesi drammatica di Cicely Saunders, che richiede formazione e competenze. Le conoscenze vanno coltivate e spesso mi confronto con colleghi, perché con loro condivido una storia: un vero amico è uno che ti aiuta a riportare te stesso al centro della vita, in una reciprocità che fa crescere.
Nelle Cure palliative, poi, è fondamentale la spiritualità, intesa come qualcosa che fa parte del cuore dell’uomo. Quando conobbi Cicely a Londra, al Convegno europeo di Cure Palliative nel 1997, ebbi l’impressione di una persona “asciutta”, come si dice da noi in Romagna, con i piedi per terra, mentre qualcuno voleva applicarle una sorta di aureola di santità: in realtà, lei ebbe senz’altro un’intuizione importante, ma poi fu la sua curiosità scientifica e umana a permetterle di raggiungere il suo risultato, coltivandola. Allora la medicina aveva più il senso del limite, mentre oggi, con i nuovi farmaci, la genetica e le nuove tecnologie, ci sentiamo più padroni nel combattere il limite, che però c’è sempre.
È per questo che i principi di Cicely Saunders sono validi anche adesso, perché l’uomo è sempre uguale a se stesso: se non scopro chi sono e se non c’è nessuno accanto a me che mi aiuta a capire che “io non sono la mia malattia”, perdo il messaggio fondamentale, e cioè che “tu sei tu, e sei importante perché sei tu”. Nel cammino del Sentiero, ho acquisito maggiore consapevolezza del fatto che non posso accostarmi all’altro se non so chi sono io: è una ricerca continua, dove emerge chiaro che la cura di sé è fondamentale per la cura dell’altro. Cicely è maestra in questo: si spendeva a piene mani per gli altri, ma perché curava molto se stessa; tutti noi dobbiamo fare questo lavoro fondamentale su di noi, poi bastano cinque minuti per cambiare il rapporto con il paziente.
L’Associazione oggi sta crescendo e abbiamo una grande possibilità di veicolare questo messaggio. Il rapporto con la persona affascina: me lo testimoniano gli specializzandi in Radioterapia che hanno scelto di fare alcuni mesi di tirocinio in Hospice…
La relazione annulla la solitudine, ma testimoniarlo oggi è una battaglia perché il mondo attorno usa un linguaggio diverso: parla di efficienza e di aziendalizzazione, il che non è sufficiente. Questa consapevolezza, seguendo il pensiero di Cicely, si traduce in “assistenza, formazione e ricerca”: le tre colonne fondamentali che dovrebbero accompagnare tutte le branche della Medicina.
Io, ad esempio, desidero attivare un servizio di Telemedicina, perché mi permette di raggiungere più persone: le Cure palliative non sono antiche, ma le loro radici sì; sono terra buona che produce frutti buoni. La vera formazione, per noi, allora, è quella che ti insegna a stare di fronte alla gente e a tirare fuori quello che c’è di buono in ognuno
“.

Articoli più recenti:

Vi invitiamo a segnalarci argomenti, materiali e/o testimonianze che reputiate interessanti e degni di approfondimento, sarà poi la redazione, in linea con il piano editoriale impostato a decidere se e come pubblicare il materiale suggerito …sempre sul sentiero di Cicely. Grazie

Le foto contenute in questo sito hanno unicamente uno scopo descrittivo/emozionale e sono state raccolte in buona fede tra quelle disponibili. Tuttavia vi invitiamo a segnalare a questo indirizzo mail le foto di cui si individuasse una forma di proprietà o diritto d’autore e provvederemo immediatamente a rimuoverle. Grazie.

The photos contained in this site have exclusively a descriptive/emotional purpose and have been collected in good faith from those available. However, we invite you to report to this email address the photos of which a form of ownership or copyright is identified and we will immediately remove them. Thank you.