Buon lavoro a Barbara, nuova Presidente del Sentiero, sempre sulle orme di Cicely!

Diamo il benvenuto alla Dottoressa Barbara Forno, che succede al Dottor Marco Maltoni nell’incarico di Presidente della nostra Associazione: un grande Presidente, che rimane nel Consiglio come socio fondatore e presenza autorevole e apprezzatissima; una giovane Presidente che, nell’intensità della sua vita familiare e professionale, ha accolto con gioia e responsabilità questo nuovo impegno. Le sue parole parlano per lei: in bocca al lupo, cara Barbara!

“Mi presento, mi chiamo Barbara, amo il mio lavoro di medico, la mia famiglia, la musica rock e i viaggi. Scelsi di fare medicina nel 2001 per un motivo preciso: stare di fronte ai malati guardandoli negli occhi e riconoscendoli come persone al di là della malattia. Questa esigenza mi nacque pochi anni prima, quando per un intervento chirurgico iniziai a frequentare molti medici e solo da parte di alcuni di loro mi sentii guardata davvero; proprio questo sguardo su di me fu per me fonte di profonda ispirazione, che unita alla mia passione per le scienze diede vita alla mia vocazione.

Nel corso degli studi mi sono appassionata all’ematologia e trapianto di midollo osseo e ho conseguito la specializzazione nel 2013. Il mio primo incontro con la figura di Cicely Saunders è avvenuto nel 2017 grazie alla mostra ‘L’abbraccio del Pallium’ realizzata dal Dott. Giorgio Bordin e dalla Dott.ssa Paola Marenco quando l’hanno portata nell’ospedale in cui lavoravo come ematologa. Il mio primo impatto davanti a Cicely è stato: ‘Che tipa tosta Cicely! La vita l’ha messa alla prova e nella contraddizione ha vissuto la sua realtà fino in fondo, si è trovata davanti al dramma umano dei malati inguaribili e ha deciso di studiare la situazione e gettare le basi di una nuova disciplina, applicando il metodo scientifico, ma senza mai dimenticare la persona che c’è al di là della sua malattia’. L’incontro con Cicely mi ha risvegliato e mi ha aperto delle nuove domande: è possibile andarsene serenamente con la consapevolezza della vita che si compie? E come è possibile accompagnare l’altro al suo compimento? Questo incontro con Cicely è stato uno dei numerosi segnali della realtà che mi hanno indicato chiaramente una necessità di cambio di rotta professionale. Di lì a poco, e non per caso, è arrivata la proposta di passare dall’ematologia alle cure palliative domiciliari.

Ammetto di avere avuto delle resistenze, soprattutto a lasciare l’ematologia, poi è bastato iniziare e i dubbi si sono sciolti. Dal 2017 perciò lavoro nell’équipe di cure palliative domiciliari dell’Ospedale Luigi Sacco di Milano. Questi nove anni sono stati un crescendo di passione per le cure palliative. Mi è capitato, come Cicely, di incontrare i “miei” pazienti fondatori: Francesca, Sonia, Fausto, Nino e tanti altri, ciascuno mi ha insegnato qualcosa. Ho scoperto da loro, oltre che dalla nostra meravigliosa équipe, che questo lavoro innanzitutto educa la mia persona e poi può educare il mondo, nella comprensione di una medicina che non risponda alla necessità di aggiustare il corpo come una macchina, né che plasmi la vita secondo i propri desideri, ma che ami l’umano dentro tutte le sue dimensioni: quella fisica, quella psicologica, quella sociale e quella spirituale, come Cicely ci ha insegnato”.

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