Diario di bordo di una trasferta indimenticabile: 12-13 febbraio in terra emiliana con il Play!

La “nostra” due giorni emiliana, in occasione del 25° dell’Hospice Casa Madonna dell’Uliveto di Montericco (Albinea), è stata indimenticabile per così tanti motivi che, a ripensarci, ci colma costantemente di meraviglia e gratitudine.
Per questo abbiamo lasciato passare qualche tempo prima di raccontarvela perché, come il vino invecchia bene nella botte buona, così il frutto di queste giornate ha gettato buoni semi da custodire e lasciare sedimentare… ma ora, eccoci qua!

Dicevamo “nostra”, innanzitutto, perché è stata un’occasione splendida di rivedere Jo Hockley, la produttrice del Play e carissima amica, e di nutrire un sodalizio prezioso e internazionale tra l’Hospice, il Sentiero & Jo stessa: il primo incontro del giovedì pomeriggio nella Casa, in una delle sale accoglienti e intime che lo caratterizzano, si è rivelato un dialogo misto, in inglese e in italiano, tra questa carismatica e concreta infermiera inglese e operatori interessati e interessanti, tra cui tanti oss, infermiere, Patrizia – la Direttrice della Scuola di Infermieristica da poco in pensione -, Anna – la Presidente fondatrice -, Mirta – la Direttrice attuale – e quattro giovani studentesse che poi, alla sera, abbiamo in parte ritrovato anche al cinema a vedere il Play.

Jo, infatti, oltre ad essere produttrice di “Cicely and David”, è un’infermiera specializzata in Cure Palliative che ha lavorato per quattro anni insieme a Dame Cicely al St. Christopher’s a Londra, ricevendo poi direttamente da lei il mandato a diffonderle in ospedale e nelle case di riposo. Da sempre insegnante appassionata a studenti e Personale di queste strutture, ha anche qui condiviso il suo percorso, confrontando il ruolo infermieristico in Italia e in UK e regalando, alla fine, una splendida testimonianza personale ai presenti: “Sono infermiera da 54 anni, ma se dovessi riavere la mia vita a disposizione, non potrei e non vorrei essere nient’altro che un’infermiera”. Come a ribadire, nell’unico Hospice italiano a gestione infermieristica, che non c’è una figura professionale meno importante di un’altra… anzi!

Dopo una calorosa visita a Casa Madonna dell’Uliveto insieme ad Anna e Patrizia, abbiamo condiviso una leggera cenetta tipica proprio di fronte al Cinema Apollo di Albinea, perché alle 21, in presenza di 150 spettatori, si è proiettato il Play di David Clark, a ingresso libero con offerta per l’Hospice: un’esperienza nuova, dopo quella del Teatro a Potenza lo scorso luglio, ma che ha riservato piacevoli incontri e opportunità di dialogare non solo con Professionisti, ma anche con cittadini interessati alle Cure Palliative. Si è trattato di un modo un po’ diverso di parlarne, utilizzando uno strumento coinvolgente come un filmato; in questa zona, comunque, l’Hospice è molto ben radicato nel territorio e conosciuto dalla comunità, perciò è stato più un ritrovarsi tra amici e conoscenti che un incontro al buio… grazie a tutti quelli che ci hanno onorati della loro presenza!

Il giorno successivo lo abbiamo trascorso con le amiche Paola e Antonella, tra la visita all’abbazia matildica di Maróla, ricca di storia e immersa nel verde delle colline che fortunatamente abbiamo potuto ammirare nell’unica giornata di sole e cielo blu da un po’ di tempo, chiacchiere, un pochino di riposo e poi… via verso il Circolo culturale di Bagnolo in Piano, dove, alle 20,30, ci aspettava una serata di musica e parole sul tema dell’accompagnare alla vita fino alla soglia.

Un tema così particolare e non facile da affrontare ha, invece, radunato un’ottantina di persone che, in un silenzio raccolto, hanno gustato la musica del pianoforte suonata meravigliosamente dalla giovane Cecilia Iotti, e ascoltato con attenzione il dialogo a tre che, seppure preparato e abbozzato, si è poi sviluppato in modo fluido e libero come avviene tra amiche: Marica Mulé, psicologa e psicoterapeuta esperta nei percorsi di elaborazione del lutto e collaboratrice di Casa Madonna dell’Uliveto, delicata e sorridente come sempre, ma al contempo abilissima a contenere e a osservare le reazioni, ha portato la sua esperienza e le sue proposte alla cittadinanza; Jo Hockley, infermiera e produttrice, si è concentrata sul tema del “lasciare andare”, raccontando tre storie vere che esemplificavano tre diverse posture (chi sembra sapere da sé quando è il “momento giusto” per morire; chi ha bisogno di essere “accompagnato” per andarsene; chi, infine, ha bisogno di un “permesso” per poter morire serenamente); chi scrive, Francesca Bracco, copywriter e formatrice di Medicina Narrativa, ha approfondito il tema della soglia e del limite, sottolineandone la doppia valenza di confine/frontiera e opportunità di scoperte/nuove terre da esplorare.

Qualcuno è intervenuto alla fine, ma i più hanno lasciato decantare le emozioni della serata nelle note dolci e rilassanti del piano… come a dire che la musica è un linguaggio universale che, a volte, accoglie e rasserena nel silenzio senza bisogno di parole.

Nei giorni successivi, però, tanti feedback positivi sono giunti a evidenziare che, talvolta, con coraggio e capacità di lasciarsi sorprendere, anche i cosiddetti temi “tabù” possono, invece, essere vissuti con naturalezza e sollievo… grazie davvero a chi ci ha ospitate e alla loro vivacissima organizzazione!

Il ritorno a casa? Un passo verso nuovi incontri e percorsi…

tutti da vivere e da assaporare: non vediamo l’ora, naturalmente!

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